23 agosto 2015

BELVEGHILE censurata dalla Soprintendenza di Cagliari

BELVEGHILE

Installazione site specific e performance

A cura dell’artista

 

23 AGOSTO 2015 DALLE 17 ALLE ORE 20:00

Complesso Nuragico di Tamuli  Loc. Macomer (NU) Sardegna

 

 

 

Belveghile è il nome di un Nuraghe Sardo che dà il titolo al nuovo lavoro site specific dell’artista performer Nicola Mette (1979) ed è collocato sotto il ponte della circonvallazione all’interno del territorio comunale di Olbia. La scelta del luogo da parte dell’artista assume un evidente significato simbolico: un nuraghe coperto da un ponte per evidenziare la noncuranza e il non rispetto del patrimonio paesaggistico e culturale della Sardegna.

 

L’azione si svolgerà presso il Complesso Nuragico di Tamuli, un importante sito archeologico risalente all'età del Bronzo medio (1500-1200 a.C.). È situato ad una altezza di 720 m, sul declivio del monte di Sant'Antonio, dove la catena del Marghine si congiunge con il Montiferru, e rientra nel comune di Macomer, provincia di Nuoro, da cui dista circa 5 chilometri.

 

L’artista vuole denunciare il degrado dei siti archeologici sardi lasciati incustoditi e alla merce di tutti, non adeguatamente valorizzati né tutelati dalla classe dirigente politica, e presi d’assalto da allevatori incauti che spesso usano questi siti come deposito di materiali e bestiame. Non solo, zone in cui non mancano l’abusivismo edilizio, piani regolatori inesistenti, le caratteristiche case sarde trasformate in garage, e chiese restaurate senza alcun criterio storico-artistico.

 

Il titolo si propone di mettere in difficoltà lo spettatore, il quale – visitando il sito archeologico di Tamuli – riscontrerà delle anomalie: l’artista posizionerà tre nuovi betili, oltre ai sei preesistenti, realizzati in vetro resina e simili agli originali, andando così a cambiare la planimetria del sito. Lì egli giacerà nudo, schiacciato da un grosso betile sradicato dal terreno.

 

La necessità di narrare storie e l’esigenza di porre l’attenzione su certe tematiche, che toccano da vicino alcune delle realtà più complesse della nostra contemporaneità, prendono forma e sostanza nelle performance di Nicola Mette. Opere che isolano gli istanti di un percorso introspettivo che da sempre caratterizza la ricerca dell’artista.

 

Il carattere intrinsecamente critico e di denuncia del nuovo lavoro Belveghile diviene il segno poetico di quelle azioni atte a sottolineare il difficile stato in cui versa il patrimonio artistico del nostro paese.

 

 

BENTOS

Il giornale di Marghine, Planargia e Montiferru

 

Archeologia, arte, decoro e sicurezza: la Soprintendenza dice no allo spettacolo a Tamuli

di Luca Contini

 

Era prevista per domenica pomeriggio nell’area archeologica di Tamuli, ma la performance di denuncia contro il degrado e l’abbandono del patrimonio archeologico isolano, preparata con cura dall’artista Nicola Mette, (leggi) non avrà luogo. A stopparla un breve quanto inequivocabile comunicato della Soprintendenza ai Beni archeologici di Cagliari che ritiene che «la destinazione d’uso richiesta non sia compatibile con il carattere storico-artistico del bene. Le attività all’interno dei siti archeologici – prosegue la nota – devono avere finalità compatibili con la destinazione culturale del bene, essere effettuate nel rispetto del decoro e della sicurezza del bene stesso e dei suoi visitatori e senza procedere ad alcuna modifica o alterazione, neanche temporanea, dei luoghi e delle strutture».

Quanto basta per far scoppiare un piccolo caso visto che l’artista promotore dell’iniziativa non usa mezzi termini per descrivere quello che è successo. «Si tratta di un vero e proprio caso di censura – è infatti il commento di Nicola Mette – che non trova alcuna giustificazione rispetto alle modalità e alle finalità con cui la performance era stata da me ideata e progettata. Si ha paura di sollevare il problema del degrado in cui versano i nostri beni archeologici e storici e delle possibili responsabilità che possono essere la causa di quel degrado».

L’iniziativa dell’artista di Sindia prendeva il nome del nuraghe di Belveghile che, in territorio di Olbia, era stato ricoperto da un viadotto e poteva rappresentare a tutti gli effetti uno dei tanti emblemi dell’incuria con cui spesso viene considerato il nostro patrimonio storico e archeologico. Nudo e schiacciato da un bétile all’interno del sito di Tamuli, l’artista avrebbe interpretato così la sua denuncia contro l’abbandono del patrimonio culturale del nostro passato.

Una proposta artistica che non troverà spazio e voce. Lo dice la Soprintendenza con una nota di diniego a quella rappresentazione che non sarebbe in regola col D.Lgs. 42/2004. Quel diniego sembra tuttavia amplificare paradossalmente l’effetto che la performance di Macomer voleva sollevare. Troppi siti archeologici e troppi beni della nostra identità anche fra i più famosi e conosciuti, rimangono sottoposti all’abbandono e al degrado. Anche questa è una questione che richiama il rispetto del decoro e le finalità culturali dei beni archeologici a cui la nota della Soprintendenza fa riferimento negando l’iniziativa dell’artista Nicola Mette. Belveghile non andrà in scena, ma l’averla pensata, proposta e negata ne rafforza le motivazioni forse al di là degli effetti che avrebbe avuto la sua semplice rappresentazione fra i bètili di Tamuli, domenica prossima a Macomer.

 

 

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