07 ottobre 2017

Who Am I To Judge ?

 

foto di . DANIELE LECIS

 

Who Am I To Judge? è il titolo della performance/azione che l’artista performer Nicola Mette proporrà a Londra dopo la sua prima tappa fatta a Cagliari (Italia).

Itinerario/Tour: Frieze London (10:00), Piccadilly Circus(11:30), Soho(12:00), Tate Modern(14:00/15:00).

Who Am I To Judge? Questa frase, che ha fatto il giro dei media internazionali, è stata pronunciata da papa Francesco in risposta a una domanda fattagli, durante un viaggio di ritorno in aereo, da un giornalista in merito agli scandali di pedofilia e agli abusi su minori perpetrati da preti, porporati ed esponenti del clero in varie parti del mondo. La risposta del Pontefice è stata però decontestualizzata e strumentalizzata dai media e mostrata come una sua apertura sul tema dell’omosessualità: in realtà voleva essere semplicemente una presa di distanza dagli abusi e dagli atti di violenza fatti su minori da parte di alcuni esponenti della Chiesa cattolica.  

A questa affermazione si aggiungono poi quelle pronunciate poco dopo dallo stesso Pontefice a Tiblisi, con le quali sottolinea che la "teoria gender" rappresenta il più "grande nemico del matrimonio", e la considera una forma di "colonizzazione ideologica", una sorta di "guerra mondiale finalizzata a distruggere il matrimonio". Questo pensiero è chiaramente un’accusa diretta verso chi sostiene e promuove gli studi gender, che mettono a confronto i vari orientamenti sessuali e puntano a garantire un’accettazione e una pacifica convivenza delle diversità nel pieno rispetto della dignità delle persone e senza nessuna intenzione/presunzione di voler sostituire i modelli tradizionali con altri nuovi. 

 

Who Am I To Judge? vuole essere un momento di riflessione e di denuncia sociale, come fa sempre Nicola Mette con le sue performances/azioni. L’artista/performer si presenterà in questo caso, indossando una veste cardinalizia che rappresenta simbolicamente, col suo rosso intenso e sfarzoso, e con la sua lunga e maestosa portata, il fascino estetico e l’imponenza di cui spesso taluni esponenti del clero si servono per mettere in soggezione o ammaliare i minorenni a spese dei quali compiono soprusi o atti di libidine e sopraffazione, che rimangono spesso impuniti o che si risolvono con temporanee amnistie o allontanamenti di sede.

 

Who Am I To Judge? è anche una frase ironica e a un tempo provocatoria per descrivere ed enfatizzare l’atteggiamento di superiorità che assume chi vuol mostrarsi al di sopra delle parti e assume poi una condotta cinica e pregiudiziale nei confronti degli omosessuali, condannando la loro scelta e il loro orientamento sessuale come una forma di aberrazione mentale, una malattia, uno stile di vita da estirpare attraverso l’emarginazione psicologica o l’eliminazione fisica delle persone.

   Ricordiamo a tal proposito le dichiarazioni terrificanti di Don Massimiliano Pusceddu, “I gay sono nemici di Dio e devono morire”, con cui ha cercato di istigare le persone all’odio dei diversi, mentre esprimeva nel contempo pensieri di perdono e di clemenza verso chi ha compiuto azioni perverse di pedofilia a danno di persone innocenti e indifese.

    Nel 2015 Don Silvio Foddis ha invitato le autorità locali a usare il lanciafiamme contro i gay per aver visto una foto che ritraeva due ragazzi nudi in occasione di un Pride. Un’epidemia virale questa, che si manifesta in Italia anche tra i preti quando officiano l’omelia, istigando le persone presenti in chiesa contro la comunità LGBTI.

   Nel 2012, durante un’omelia che si è svolta a Sindia (NU), in Sardegna, Nicola Mette è stato oggetto di critiche da parte di un sacerdote per la performance/azione Libertade Paridade Sessualidade che l’artista aveva realizzato; ed è stato preso in giro da alcune persone dello stesso paese con alcune scritte messe a terra, davanti a casa sua, e altre collocate invece all’entrata del paese che riportavano la frase: “VERGOGNA” – “NICOLA METTE, SEI LA VERGOGNA DEL PAESE GAY”.

    Anche Radio Maria (2016) ha commentato una foto (presa da internet) della performance/azione QUOD AMOR CONIUNXIT NON SEPARAT LEX realizzata da Mette a Milano, citando un articolo de Il Fatto Quotidiano; e nel parlare male della legge Cirinnà sulle unioni civili, ha detto che, qualora la legge fosse stata approvata, le coppie omossessuali dovevano sposarsi uno vestito da sposo, e l’altro da sposa in bianco, stravolgendo completamente il significato originario. Nella performance l’abito degli sposi, di uguale colore, indicava, invece, la somiglianza sessuale e identitaria delle persone, e voleva ironizzare e criticare l'uso dell’abito bianco indossato dalle donne non più vergini, quando vanno all’altare.

    I casi di omosessualità all’interno delle istituzioni ecclesiastiche sono assai diffusi e frequenti, ma vengono messi volutamente a tacere o insabbiati dal sistema ecclesiastico estremamente chiuso e ipocrita, che peraltro interferisce spesso con le decisioni politiche che sono di stretta competenza di altre istituzioni sociali: in seno all’ONU, ricordiamo il rifiuto totale mostrato dallo Stato Vaticano per l’approvazione della direttiva per la moratoria contro la condanna (penale e capitale) destinata in alcuni paesi a persone della comunità LGBTI, e nei dibattiti parlamentari italiani i tentativi fatti per influenzare in modo negativo e inopportuno l’estensione dei diritti civili alla comunità LGBTI.

    Se l’atto d’amare è un comandamento predicato dal Vangelo, non si capisce perché dovrebbe avere dei confini o delle limitazioni, e perché la Chiesa cattolica dovrebbe offendere, condannare o svilire l’amore fra persone di ogni orientamento sessuale, criticando o avversando come “diverso” un amore che nasce ed è concepito come universale.

    In occasione della sua performance Nicola Mette si presenterà al pubblico londinese con un abito cardinalizio, una cappa magna con un lungo strascico rosso. Girerà per la città di Londra nei quartieri a lucci rosse e pronuncerà, quasi come un mantra, la fatidica frase Who Am I To Judge?, incutendo nei presenti stupore e meraviglia per la presenza scenica magistrale del suo abito - inconsueta per un luogo come l’Inghilterra dove ormai da anni i diritti e le libertà delle persone omosessuali sono consolidati, a differenza dell’Italia, dove forti sono ancora i pregiudizi sessuali, e spesso sacerdoti e cardinali vanno in giro per saune gay di proprietà del vaticano, night club e festini a luci rosse.

    Con la sua performance Nicola Mette desidera indurre gli spettatori a riflettere sulle contraddizioni e sull’ipocrisia delle istituzioni cattoliche.  

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Who Am I To Judge? is the title of the performance/action which the artist/performer Nicola Mette will present in London after his first performance in Cagliari (Italy) last year

 

Itinerario/Tour: Frieze London (10:00), Piccadilly Circus(11:30), Soho(12:00), Tate Modern(14:00/15:00).

 

Who Am I To Judge? - a phrase divulged by many of the most important international media - is the  question addressed by Pope Francis in reply to a journalist who, during a flight, asked him what he thought about the pedophile scandals and the acts of violence perpetrated by several priests, cardinals and clergy around the world. The Pope’s response was cited out of its context, and interpreted immediately as an opening point of view on issues related to homosexuality: in truth the sentence was simply conceived as an act to take distance from some episodes/acts of abuse and violence committed by some officiating Catholic priests against minors. 

Another relevant sentence of the Pope, worth to be cited here, is that stated in Tbilisi, by which he wished to underline that “gender theory” is the “greatest enemy of marriage”, an “ideological colonization”, a kind of “world war aimed at destroying the marriage”. This thought is clearly an act of accusation against those people who promote gender studies and support the most diverse sexual orientations, ensuring the acceptance and peaceful coexistence of sexual diversities in modern society, in full respect of human dignity, and without any intention/presumption to replace traditional models with new ones.

Who Am I To Judge? is intended to offer a moment of reflection and condemnation of social/ religious prejudices as well as other Nicola Mette’s performances/actions did in past. The performer will wear a deep red cardinal’s dress to symbolize with its powerful and majestic shape the ecclesiastical pageantry, the aesthetic charm and grandeur of Catholic Church, thanks to which some members of the clergy, even prominent, committed and commit acts of violence and abuse of minors, remained often unpunished or, in other cases, amnestied with impunity. 

Who Am I To Judge? is an ironic and also a challenging phrase to describe and emphasize the superior attitude assumed by those who want to show themselves above the party and have a cynical and offensive behaviour against homosexuals, and condemn their choices and their sexual orientation as a form of mental aberration, a disease, a lifestyle to be eradicated by psychological marginalization or physical elimination. We recall in this regard the horrific statements of Don Massimiliano Pusceddu, “Gays are enemies of God and must die”, by which he tried to instigate hate and contempt in people against those who are considered diverse; and, at the same time, we recall also his thoughts of forgiveness and clemency toward those who have done evil acts and children abuses against innocent and defenseless people. This viral influence spread in the church among other priests: it happened that some of them instigate the community against LGBTI exponents in the middle of a homily: in 2012, during a homily that was held in Sindia (Sardinia), Nicola Mette was criticized by a priest for his performance/action Liberdade Paridade Sessualidade, and was despised by some people of the same town with some writings put on the ground before his house, and with fliers at the entrance of his town reporting this phrase: “SHAME - NICOLA METTE,  YOU ARE THE SHAME OF OUR TOWN - GAY”. Another singular episode happened in 2015 when Don Silvio Foddis called on local authorities to use the flamethrower against gays, having seen a photo that showed two naked boys at a Pride parade.

    In 2016 Radio Maria took a picture from internet which concerned a citation of an article from the Italian newspaper Il Fatto Quotidiano about the performance/action Quod Amor Coniunxit Not Separat Lex, realized by Mette in Milan: Radio Maria commented Cirinnà’s law on Civil Unions saying that, if the law had been approved, the homosexual couples should marry one dressed in a male wedding suit, and the other in a female white wedding suit, distorting in this way completely the original meaning. In Mette’s performance the dresses of the couple were indeed of the same color in order to remark the same-sex identity of the two contracting persons, and to show the funny side of those women who go to the altar with a white dress even if they are no longer virgin.

    The cases of homosexuality within the church institutions are widespread and frequent, but are put deliberately in silence or covered up by the extremely closed and hypocritical ecclesiastical system, which does often interfere with political decisions competing to other social institutions: we refer to the episode happened in ONU, when the Vatican State tried to influence the  rejection of the directive approval on the moratorium against the criminal and capital verdicts (applied in some countries) against people of the LGBTI community; and we refer also to the episode happened in the Italian parliamentary debates to influence in a negative way the extension of civil rights to the LGBTI community.

    If the act of love is a commandment preached by the Gospel, it is not clear why it should be limited or confined by certain laws or traditions, or why the Catholic Church should offend, condemn or vilify the love between people of alternative sexual orientations, by criticizing or labeling it as “diverse” or “sick”, when it is born and conceived as universal.

   During his performance in London Nicola Mette will dress a cardinal’s suit, a magna hood-shaped bell with a mozetta of ermine fur, and a red veil too. He will walk through the red quarters of London city pronouncing, almost like a mantra, the fateful words Who Am I To Judge? He will try to instill awe and wonder with the masterful appearance of his dress - unusual for a place like England, where for years the rights and freedoms of homosexual persons are consolidated unlike Italy, where sexual prejudices are still strong, and priests and cardinals visit often gay saunas, nightclubs, and attend red lights parties.

   With his performance Nicola Mette wants to make viewers reflect on the contradictions and hypocrisy of Catholic institutions.

 

 

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