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PALA NELL’ANO

Nel solco della tradizione italiana che intreccia corpo, mito e provocazione, l’opera Pala nell’ano dell’artista Nicola Mette si inserisce in un dialogo complesso e diretto con uno degli atti più iconici di Luigi Ontani: Tulipano nell’ano. Se per Ontani il tulipano diventa emblema barocco di erotismo floreale, di classicismo rovesciato e di poetica narcisistica, Mette muta il simbolo in un gesto politico, dolorosamente contemporaneo.

Là dove il fiore incarnava il sublime dell’effimero, la pala eolica piantata nel corpo diventa emblema del deturpamento permanente: da ornamento erotico a strumento industriale, il passaggio è netto, violento, necessario.

Se Ontani inscena una liturgia dell’identità fluida, facendo del suo corpo un atlante mitico in cui Oriente, classicità e kitsch convivono, Nicola Mette prende posizione su un campo radicalmente differente: il corpo non è più un simulacro, ma un territorio ferito, un paesaggio incarnato che denuncia l’occupazione ambientale e simbolica della Sardegna.

La pala eolica, inserita come posticcio all’interno dell’ano, non è un vezzo estetico ma un atto di protesta, una scultura performativa che parla di energia “verde” solo in apparenza, in realtà imposta in contesti devastati da altre forme di inquinamento — miniere dismesse, coste contaminate, paesaggi sacri profanati.

In questa Performance/azione realizzata nelle scogliere sarde del Faro di Capo  San Marco nella penisola del Sinis  (OR) , il corpo nudo dell’artista si piega in una posa vulnerabile e ostinata: è il corpo che si fa paesaggio colonizzato, che assume su di sé la violenza invisibile delle politiche energetiche. Lo sfondo marino, di una bellezza accecante, è testimone silente di un doppio tradimento: quello ecologico e quello culturale.

Se Tulipano nell’ano resta una metafora autoreferenziale, un’ode barocca alla libertà del corpo e all’iconoclastia, Pala nell’ano è il suo doppio disilluso: non più fioritura, ma intrusione; non più gioco, ma denuncia.

Nel gesto condividono la medesima radice iconoclasta — usare l’ano, spazio per eccellenza del rimosso culturale, come luogo di rivelazione. Ma mentre Ontani sovverte il decoro con eleganza onirica, Mette lo demolisce frontalmente, richiamando lo spettatore a una presa di coscienza collettiva. Il suo corpo è un corpo sociale, un corpo di lotta.

Questa performance si colloca dunque come atto scultoreo vivente, che trasforma la carne in territorio di conflitto e la natura in discorso critico. Mette, come Ontani, parla con il corpo — ma la sua lingua è fatta di ferite, vento e silenzio.

La pala nel mio ano non è una provocazione sessuale, ma una mappa del dolore: il mio corpo diventa Sardegna, e la Sardegna violata parla attraverso di me.

 Nicola Mette